L’indulto non può attendere; si apra un dibattito serio. 

L’on. Vincenzo Siniscalchi (DS-Ulivo) Presidente della Giunta Autorizzazioni e componente della Commissione Giustizia – ha dichiarato:

“Spero si torni al più presto ad esaminare, nelle competenti sedi parlamentari, un testo di legge in materia di indulto. Insieme ad altri colleghi deputati D.S. già nel lontano settembre 2002 ho presentato una proposta di legge diretta ad introdurre l’indulto revocabile per le pene detentive. L’iniziativa legislativa non è assolutamente riconducibile ad un <<perdonismo di comodo>> che appare più come una resa dello stato nei confronti dei condannati. E’ necessario dare ingresso in questa materia ad un serio progetto di indulto ispirato ad esigenze di clemenza ed al tempo stesso di ottimizzazione delle strutture carcerarie. Occorre tendere alla realizzazione di un provvedimento di clemenza idoneo a curare un sistema punitivo gravemente affetto da patologiche disfunzioni la cui gravità rischia di stravolgere la concreta funzione della sanzione penale in un moderno stato di diritto. Quanto auspicato nella storica visita a Montecitorio dal Sommo Pontefice si muoveva proprio in questa direzione. Il Santo Padre sottolineò il <<penoso sovraffollamento delle carceri>> auspicando un provvedimento di clemenza senza compromettere la tutela e la sicurezza dei cittadini. Le condizioni in cui versano molti detenuti nelle strutture di reclusione non sono certo migliorate ad oltre due anni di distanza da quell’augurio del Santo Padre. Al contrario si è registrato un concreto arretramento dell’intero complesso delle problematiche legate al sovraffollamento di molti istituti. Così, oggi, nell’ultimo scorcio di legislatura si impone una riflessione seria sulla approvazione - in tempi rapidi - di un testo di legge in materia di indulto, che si orienti concretamente nei confronti di quella numerosa schiera di condannati particolarmente segnati da tratti di debolezza. Una debolezza psichica, una fragilità caratteriale, una carenza assoluta di risorse economiche. Con opportuni contrappesi (revocabilità e specifiche esclusioni) un provvedimento di tal fatta oltre a rendere più vivibili e dignitosi gli spazi carcerari rappresenterebbe un viatico alla celebrazione più celere dei processi per i reati più gravi. Non si tratta solo di far fronte alla pur evidente emergenza carceraria - più volte e da più parti sottolineata – ma di una politica legislativa coerente e moderna. Se al più presto nelle competenti sedi parlamentari si continueranno a “tenere nel cassetto” i progetti di riforma su questa delicata materia, ogni rievocazione delle parole del Pontefice ed ogni riflessione sulla emergenza carceraria, finirà per rappresentare una “certificata ipocrisia”. 

Roma, 7 aprile 2005

On. Vincenzo Siniscalchi