11 dicembre 2001

Siniscalchi: ma il filosofo greco si comportò nel modo opposto.

<<Diffondere l'immortale vicenda del processo e della morte di Socrate è un fatto certamente positivo. Del resto su paini diversi, abbiamo anche nell'Italia contemporanea - ricorda Vincenzo Siniscalchi, penalista e  deputato Ds - esempi di uomini che, pur proclamando la loro innocenza e potendosi sottrarre alla condanna, hanno accettato il carcere : penso a Guarnachi ieri , e oggi, a Sofri. Si tratta di scelte che, andando oltre il semplice rispetto dell'ordinamento, assurgono a testimonianza. Ma dov'è il nesso tra il comportamento di Socrate con quello di chi rifiuta il giudizio? Di chi, pur potendo dimostrare la propria presumibile innocenza, sceglie di contestare giudici e PM ? Sarà una posizione rispettabile, ma è l'esatto opposto di quella del filosofo greco. E, per restare a noi, anche Andreotti ha affrontato il processo, pur dichiarando infondate le accuse che gli venivano rivolte. Il processo gli ha dato ragione>>. Per Siniscalchi, la contestazione di Forza Italia <<è arrivata prima dei processi, quando non ci sono ancora state condanne. Non sotto accuse pesanti da cui difendersi, non una sentenza ingiusta come quella che Socrate accettò>>. Dunque, il Circolo sbaglia a stabilire un parallelo tra l'ingiustizia di ieri e quella di oggi? <<Il richiamo è improprio, anche se è giusto richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sui rischi di teoremi precostituiti o accuse persecutorie. Ma se si attribuisce un "colore" alle toghe ogni volta che un giudice muove accuse sulla base di indagini, si costruisce un teorema inverso: quello secondo cui ogni accusa è persecutoria. Se sono i giudici che sbagliano vanno denunciati penalmente senza scomodare Socrate e la sua esemplare vicenda.