24
aprile 2002
Altri no al rock al Virgiliano. Forte: Ma noi così recuperammo il parco
Il coro di no al "Neapolis
rock festival" dentro il Parco Virgiliano, dal 3 al 10 luglio, si
accresce ogni giorno di una nuova voce. Dopo la contrarietà espressa in
questi giorni da importanti settori del mondo ambientalista,dal Wwf e alla
Legambiente, ieri è stata la volta di Vincenzo Siniscalchi,
parlamentare Ds del collegio in causa, quello di Vomero-Chiaia-Posillipo,
che ha lanciato un appello al sindaco. "Di recente – ha affermato l’esponente
dell’Ulivo – ho effettuato un incontro-sopralluogo al Parco ed ho
riscontrato l’importanza dei lavori che rilanciano una struttura verde
tra le più belle d’Europa, che, tuttavia, rischia di essere ancora una
volta devastata se non adeguatamente protetta. Sarebbe meglio usare gli
stadi per manifestazioni di massa come i concerti rock. Formulo un appello
a sindaco ed amministrazione comunale perché vogliano ritornare sulla
loro decisione, localizzando altrove la pur importante iniziativa
musicale". Eppure quella del rock nel Virgiliano non sarebbe la prima
volta. Per due anni consecutivi,l’81 e l’82, lo spazio posillipino fu
infatti teatro di una riuscitissima manifestazione, "Passeggiando nel
parco", dove per alcuni giorni concerti rock (fra cui quello di Steve
Hackett che proprio stasera ritorna a Napoli al Mediterraneo), discoteca,
film e spettacoli di teatro, si susseguirono a ritmo serrato, senza che al
luogo venisse arrecato alcun danno. L’idea e soprattutto l’organizzazione
fu di un gruppo di giovani operatori culturali, battezzato "Quartet".
Ne facevano parte, fra gli altri, il sociologo Gigi Caramiello ed il
giornalista Giacomo Forte."L’idea di quella manifestazione –
spiega il primo – nacque dall’esigenza di organizzare un contenitore
plurale di culture giovanili. Oggi si direbbe multimediale. La proposta di
usare il Virgiliano ci venne direttamente dall’ufficio di "Estate a
Napoli", che intendeva rilanciare un luogo all’epoca abbandonato al
degrado più totale. Oggi, le cose mi sembrano molto diverse. Io non ho
elementi a sufficienza per valutare il grado di rischio contenuto in una
manifestazione come il "Neapolis rock festival". So solo
che la questione riapre un problema mai risolto e che all’epoca già
ponemmo invano: quello della creazione di una vera arena rock per eventi
dai cinquantamila spettatori in su. Se Napoli è spesso tagliata fuori dai
circuiti dei grandi rock-show, lo deve proprio all’assenza di strutture
apposite. Roma si è dotata di un auditorium, non vedo perché anche da
noi non si possa fare lo
stesso. Bagnoli, con tutto lo spazio che c’è, potrebbe essere la zona
ideale. Lo stadio no, non mi sembra una buona idea. Lì si gioca al calcio
ma soprattutto non si celebra il grande rito del concerto live che ha
bisogno di buona acustica, di visibilità ottimale e di rapporto più
ravvicinato fra spettatori e star". "Non mi iscrivo – aggiunge
poi Forte – al partito dei detrattori del rock nel parco, però la
nostra scelta di allora aveva la funzione di riproporre alla città un’area
splendida ma fatiscente, destinato solo al furtivo incontro di coppiette
in automobile. Oggi, se davvero la ristrutturazione del parco ha cambiato
volto al Virgiliano, probabilmente è più giusto scegliere un’altra
sede da rilanciare, come è accaduto con l’ex area industriale dell’Ilva,
dove è nato il festival".
Stefano de Stefano
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