22 gennaio 2006

Inappellabilità, Siniscalchi bacchetta la Cdl

Vincenzo Siniscalchi, deputato dei Ds e Presidente della Giunta per le Autorizzazioni della Camera, è un avvocato che conosce molto bene le aule del tribunale. E per questo sottoscrive in pieno <<quel principio generico di civiltà giuridica secondo il quale la pubblica accusa non deve accanirsi in presenza di un’assoluzione piena di primo grado, un’assoluzione ottenuta “al di là di ogni ragionevole dubbio”>>.
Noi, insiste Siniscalchi che è membro della commissione Giustizia della Camera, <<avevamo avvertito il centrodestra, ma loro hanno esagerato: hanno voluto rendere inappellabili a tutti i costi anche le assoluzioni non piene, quelle ottenute con la vecchia insufficienza di prove e per intervenuta prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti generiche>>.
Presidente, dunque, se la legge Pecorella avesse limitato l’inapplicabilità alle sole sentenze di assoluzione piena di primo grado, lei l’avrebbe votata?
<<Vincenzo Siniscalchi non avrebbe avuto obiezioni. Perché questo quel principio rispecchierebbe non solo le decisioni della Corte europea ma anche prese di posizione assunte in passato dalla magistratura associata. È un principio generale, questo, che non indebolisce l’azione penale obbligatoria, che non crea disparità di trattamento tra difesa e accusa>>.
Invece, se l’assoluzione di primo grado non è piena è legittimo parlare di inappellabilità?
<<E qui iniziano i problemi. Nel nostro sistema solo apparentemente è stata tolta la formula “assoluzione per insufficienza di prove” perché tutto questo persiste nel secondo comma dell’articolo 530: quindi, quando l’assoluzione non è piena e ci sono elementi di dubbio, c’è la possibilità che l’azione penale che è stata portata fino a quel punto produca un ribaltamento della decisione per cui, rendendo inappellabili anche queste sentenze, noi violeremmo il principio di parità tra accusa e difesa che abbiamo sancito con la riforma dell’articolo 111 della Costituzione>>.
Quindi il rinvio del capo dello Stato era ampiamente prevedibile con questo testo?
<<Certo, la legge Pecorella è palesemente incostituzionale perché unifica l’assoluzione piena all’assoluzione che ricorre alla vecchia insufficienza di prove e a quella per intervenuta prescrizione a seguito della concessione delle attenuanti generiche. Perché il pm non potrebbe appellare per chiedere in un altro grado di giudizio se quelle attenuanti generiche sono applicabili oppure no?>>.
Il Presidente della Repubblica ha osservato anche che l’allargamento dei motivi di ricorribilità avrebbe finito per snaturare il giudizio di legittimità, producendo <<un insostenibile aggravio di lavoro>> per la Corte di Cassazione.
<<Certo, la Cassazione verrebbe snaturata. Perché si istituisce un terzo grado di merito che poi può dare vita a un quarto grado perché con il rinvio si torna indietro. E questa sarebbe una completa modifica addirittura del nuovo codice>>.
Perché la Cdl non si è limitata a considerare le sole sentenze di assoluzione per introdurre il principio dell’inappelabilità?
<<Perché sarebbe venuta meno tutta la materia del contendere. Che poi riguarda certe assoluzioni per insufficienza di prove e per prescrizione>>. 


Dino Martirano