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Lettera a Roberto Saviano di Francesca Siniscalchi

Comunico un messaggio che mia nipote Francesca Siniscalchi ha inviato a Roberto Saviano e che io condivido pienamente associandomi ad un saluto per il nostro eccezionale conterraneo. 
On. Vincenzo M. Siniscalchi.

 Caro Roberto,
Grazie per la grande lezione di giornalismo e passione civile allo speciale di Fazio; grazie per aver ricordato il peso delle parole, che possono essere pietre, o proiettili, ma non sono mai vacue, e per aver mostrato come le parole vacue possano nuocere come i proiettili.
Ero al concerto di Abbado al San Carlo sabato e mi è dispiaciuto non vedere nel programma di sala, come auspicato dal Maestro, una menzione dell'intenzione di dedicarLe il concerto; forse era troppo tardi (sarebbe bastato inserire un foglietto stampato a computer anche all'ultimo momento), o forse era un'ennesima piccola omissione da mancanza di coraggio civico.
Le auguro di continuare ad avere il coraggio che ha mostrato finora e di resistere nelle difficili condizioni attuali, che spero davvero abbiano termine il prima possibile; purtroppo le condizioni del Paese non mi sembrano le più adatte affinché ciò si verifichi.
Ho comprato il Suo libro ieri in aeroporto (avevo solo visto il film), assieme a "La notte che Pinelli" di Sofri.
Grazie per avere avuto il coraggio e la passione di essere testimone del Suo tempo e della realtà italiana. 
Come Lei ha ricordato, forse quel che Lei descrive non è sentito dal resto del Paese come un problema nazionale, e tuttavia, come ha scritto un altro grande testimone della storia recente, "per quanto voi vi crediate assolti, sarete tutti coinvolti".
Francesca SINISCALCHI
Bruxelles


Marchionne: il patto con Chrysler? Un biglietto della lotteria

Per la Fiat l'alleanza con la Chrysler è come un "biglietto della lotteria": potrebbe
non valere niente se la Chrysler non si riprende. A spiegarlo è l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, in un'intervista al Wall Street Journal nella quale sottolinea che il gruppo torinese non metterà soldi nell'alleanza e allo stesso tempo "non toglierà un dollaro a Chrysler".

Come General Motors, Chrysler intanto annuncia un piano ad ampio raggio di 'scivoli' per favorire le uscite di dipendenti, in modo da ridurre organici e costi del lavoro, portandoli in linea a quelli delle case automobilistiche straniere presenti negli Usa.
A chi possiede i requisiti per il pensionamento Chrysler offre 50.000 dollari in contanti più un voucher da 25.000 dollari per l'acquisto di una vettura. A chi non ha i requisiti, invece, Chrysler offrirebbe - secondo quanto dichiarato da alcuni rappresentanti sindacali - 75.000 dollari cash e un voucher da 25.000 dollari.

Pur essendo un "biglietto della lotteria" Marchionne punta attraverso l'accordo a "fare soldi". "Non voglio avere per i prossimi 5 anni un 35% di niente. L'obiettivo è portare valore agli azionisti Fiat", ha spiegato Marchionne al Wsj, osservando come la casa torinese sta ancora analizzando le attività della Chrysler, che entro il prossimo 17 febbraio dovrà presentare alle autorità un piano con il quale dimostrare che può sopravvivere.

Marchionne ha assicurato che non porterà neanche un dollaro fuori da Chrysler fino a che il governo americano non sia interamente ripagato dell'investimento.

L'accordo fra Fiat e Chrysler - scrive il Wall Street Journal - dipende dalle concessione che la casa americana riuscirà a ottenere dai distributori, dai fornitori, dalle banche e dai sindacati: la casa di Detroit ha già avviato i negoziati con la United Auto Worker, ha informato i fornitori della necessita' di ridurre i prezzi e, probabilmente, chiederà ai titolari di obbligazioni di effettuare un'operazione di swap debt for equity, ovvero di conversione dei titoli. 


Eluana Englaro a Udine. Sacconi: Valutiamo la situazione

Beppino Englaro non ha seguito sua figlia Eluana ad Udine. Era a Lecco ieri sera ed ha assistito alla partenza della figlia per il Friuli, poi si è fermato a Bergamo. Papà Englaro dovrebbe raggiungere Udine nel pomeriggio o domani. L'ambulanza che ha trasportato Eluana Englaro a Udine è entrata alla casa di assistenza 'La Quiete' poco prima delle 6.00, da un ingresso secondario.

Per evitare l'assalto delle decine di teleoperatori e reporter che da alcune ore sostavano davanti all'ingresso principale della struttura sanitaria, polizia e carabinieri hanno fatto entrare l'ambulanza da un altro accesso. 

La posizione del Governo
"Stiamo valutando il caso anche dal punto di vista formale, alla luce della situazione di fatto e diritto. Ma oltre a questo, valgono gli interrogativi che dobbiamo porci nell'assoluto rispetto di tutte le posizioni", ha detto il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a "Panorama dal Mondo" parlando della vicenda Englaro. Il ministro oltre a ritenere doverosa la comprensione "verso il dramma della famiglia" considera altrettanto doveroso che società e istituzioni riflettano sul senso della vita e dalla morte, "nel caso specifico di una persona che si trova in stato vegetativo, non è in una condizione di morte cerebrale tanto che nessuno ha ipotizzato l'espianto degli organi, che nell'attuale condizione non è sottoposta ad accanimento terapeutico ma piuttosto ad alimentazione e idratazione attraverso un sondino in quanto non è in grado di provvedere a se stessa, che è in una condzione di molti disabili e non ha espresso una volontà che deve essere acclarata da una certificazione come probabilmente chiederà la nuova legislazione".

"Davanti a tutto questo - ha aggiunto Sacconi - ho pensato che fosse giusto adottare un principio di cautela, di prudenza, in assenza di una legislazione specifica. Guai se perdessimo il valore della vita e se non ci interrogarssimo sul fatto che a volte la scienza non dà certezze". A Lecco, fuori dalla clinica Beato Talamoni, il solito via vai dei pazienti, nella notte, ha lasciato spazio all'attesa di un gruppetto di giornalisti, che avevano avuto il sentore che quella di ieri poteva essere la sera decisiva. E, a loro, non appena la notizia si e' sparsa, si sono aggiunti alcuni che contestano la soluzione udinese e manifestano per il diritto alla vita di Eluana: la presidente nazionale dei genitori scuole cattoliche, Maria Grazia Colombo, l'esponente del Movimento per la Vita, Antonella Vian, armata di pane e acqua "tutto quello di cui Eluana ha bisogno per vivere". Poi è arrivato anche l'assessore regionale Giulio Boscagli che ha ribadito la tesi della Regione Lombardia: "siamo in presenza di una sentenza assolutamente incomprensibile e di prese di posizione che rischiano di portare a morire una ragazza gravemente disabile ma in vita e lodevolmente accudita". Il gruppo si è via via ingrossato.

Da Udine un accorato "appello alla coscienza di tutti" è stato rivolto dal vescovo mons. Pietro Brollo: "In quest'ora, dopo sentenze e dibattiti - ha affermato - tormentati dalla percezione di essere di fronte a un grande dramma, ribadisco, a scanso di qualsiasi confusione e malinteso senso di rispetto, che l'unico dovere che ha la società nei confronti di Eluana è quello di aiutarla a vivere".


Obama presidente, primo messaggio. Una nuova era per rifare l'America

Il giorno è arrivato. L'incontro con la storia è nell'abbraccio con una folla immensa, riunita a Washington nonostante il gelo (al momento del giuramento la temperatura era -1 °C) per salutare il primo presidente nero degli Stati Uniti. Barack Obama, simbolo vivente di una svolta epocale, ha iniziato la sua lunga giornata nella chiesa di St. John’s, e terminerà a notte fonda con l'ingresso ufficiale alla Casa Bianca dopo aver partecipato a una decina di balli organizzati per l'evento che l'America e il mondo non potranno dimenticare. L'emozione e il significato di questo momento resteranno nella memoria.

GIURAMENTO - Il momento che tutti attendevano è arrivato alle 12,05: Obama ha giurato come 44mo presidente degli Stati Uniti ripetendo la formula pronunciata dal presidente della Corte Suprema, John Roberts. Accanto a lui la moglie Michelle, che reggeva la Bibbia di Lincoln sulla quale Barack ha posto la sua mano sinistra, e le figlie Malia e Sasha. Un rito che è stato anche a suo modo «irrituale», per l'inciampo nella lettura della formula che rimane, a suo modo, un piccolo momento storico.

DISCORSO - Attesissimo, il primo discorso di Obama da presidente, durato 18 minuti, è stato meno evocativo di altri suoi interventi del recente passato. Concreto e ricco di temi, ha puntato non soltanto sulla speranza e sul sogno, ma sulla necessità per l'America di agire subito e su molti fronti, dalla crisi economica al terrorismo, dalla povertà a un nuovo rapporto con il mondo musulmano. L'economia è «in crisi a causa dell'irresponsabilità e della cupidigia di alcuni e della mancanza di decisione di altri». Ma Obama tocca anche il rapporto dell'America con se stessa e con il mondo. Obama vuol chiudere con il tempo della paura. «Le sfide che dobbiamo affrontare sono molte - dice - ma sappi questo, America: saranno affrontate! Oggi siamo qui perché abbiamo scelto la speranza sulla paura». La conseguenza riguarda la sicurezza, tema che l'amministrazione Bush ha affrontato e usato in altro modo. «E' falsa la scelta tra la nostra sicurezza e i nostri ideali - dice Obama - L'America è amica di ogni nazione, di ogni persona che cerchi pace, giustizia e libertà. Possiamo far fronte alle nuove sfide che chiedono uno sforzo ancora più grande, oltre che una maggiore cooperazione e comprensione tra le nazioni. Cominceremo a lasciare in modo responsabile l’Iraq alla sua gente». Terrorismo e Islam sono altri due punti fondamentali del discorso: «A tutti coloro che perseguono i propri scopi con il terrore e l'assassinio degli innocenti possiamo dire... non sopravviverete, non durerete più a lungo di noi. Al mondo musulmano: cerchiamo un modo nuovo per andare avanti basato sul rispetto reciproco e sul reciproco interesse. Ai leader che cercano di dare le colpe all'Occidente, sappiate che il vostro popolo vi giudicherà per quello che farete. Anche se mostrerete il pugno, noi vi tenderemo la mano».

POESIA - Elizabeth Alexander, nata ad Harlem e capo del dipartimento di studi afroamericani all’Università di Yale, ha letto la sua poesia Praise Song for the Day, seguita dalla benedizione del reverendo Joseph Lowery e dall’inno nazionale eseguito dalla banda della Marina. Obama ha poi accompagnato Bush a un elicottero che attendeva sul lato est del Campidoglio per portare l'ormai ex presidente alla base di Andrews, da dove in aereo è decollato alle 20 (ora italiana) diretto in Texas. George e la moglie hanno acquistato una casa a Dallas, dove sta sorgendo la biblioteca che custodirà i documenti dell'amministrazione Bush.

PRANZO - Dopo il giuramento e la partenza di Bush, in Campidoglio c'è stato il pranzo in onore del nuovo presidente, seduto tra la moglie e il vice presidente Joe Biden, alla presenza di 200 ospiti tra i quali il suo avversario alle elezioni John McCain. Prima del pranzo Obama ha firmato i decreti di nomina dei membri della sua amministrazione che ha finora nominato. Durante il pranzo, il senatore Ted Kennedy, malato da tempo di tumore al cervello, si è sentito male ed è stato subito portato in ospedale. Anche il senatore Byrd del West Virginia si è sentito male.

PARATA - Dopo il pranzo, è iniziata la parata militare lungo i 2.400 metri di Pennsylvania Avenue che ha portato alla Casa Bianca a passo d'uomo il presidente Obama, a bordo della Cadillac presidenziale superblindata targata Usa 1 scortata a piedi da uomini della sicurezza ai suoi lati. Barack e Michelle hanno percorso alcuni tratti a piedi prima di arrivare alla Casa Bianca. Alla sfilata partecipano complessivamente oltre 13 mila figuranti provenienti da tutti i 50 Stati. In testa al corteo c'era l'autobus di Rosa Parks, sul quale la donna diventata simbolo della lotta contro il segregazionismo si rifiutò nel 1955 di cedere il posto a un bianco. Dal 1805, solo nel 1985 nel secondo mandato di Ronald Reagan la parata venne cancella a causa del freddo polare.

BALLI - Il primo comincerà alle 19 (l’una di notte in Italia): è il Neighborhood Ball e a dare il via sarà Beyoncé. Ci saranno anche suo marito Jay-Z, Mariah Carey, Alicia Keys, Shakira, Sting, Faith Hill, Mary J. Blige e Stevie Wonder. Il ballo numero 2 sarà lo Home State Ball per l’Illinois e le Hawaii, gli Stati di Obama; poi il Ballo del Comandante in capo con Jon Bon Jovi a guidare un evento che verrà trasmesso alle truppe all’estero; e lo Youth Ball con Kid Rock (diritti venduti in eslusiva a Mtv). Obama e Biden parteciperanno anche a un ballo in onore degli Stati di Biden e a cinque balli regionali. Di solito il presidente fa qualche giro di ballo con la signora, poi saluta e passa al successivo.

BIDEN - Pochi minuti prima di mezzogiorno aveva giurato il vice presidente Biden. Tra lui e il giuramento del presidente, l'esibizione del quartetto formato dal violoncellista Yo-Yo Ma, il violinista Itzhak Perlman, la pianista Gabriela Montero e il clarinettista Anthony McGill su una selezione musicale del compositore John Williams.

LA PREGHIERA - Prima del giuramento, sul palco del Campidoglio erano salite Malia e Sasha, vestite rispettivamente di blu violaceo e di arancione-rosa. Sorridenti e un po’ infreddolite, le bambine sono state accolte da un forte applauso. Poi è arrivato il protagonista, accolto da un boato della folla: Barack Obama. La cerimonia è stata introdotta dalla senatrice della California Dianne Feinstein. La preghiera è stata tenuta dal discusso pastore californiano Rick Warren e subito dopo Aretha Franklin ha cantato l'inno soul My Country, 'Tis of Thee.

LA BIBBIA -Michelle Obama era arrivata sulla scalinata del Campidoglio, insieme a Jill Biden, moglie del vice presidente, con in mano la Bibbia sui cui giurò nel 1861 Abraham Lincoln e sulla quale avrebbe poi giurato il marito. Dal 1965 le first lady per tradizione reggono la Bibbia su cui giura il marito.

OSPITI - Secondo il cerimoniale, sono solo gli ambasciatori accreditati a Washington a essere invitati al giuramento. Obama ha voluto riunire un centinaio circa dei suoi amici più cari: compagni di scuola delle superiori, professori del college, compagni di squadra a basket o colleghi politici. In prima fila gli ex presidenti degli Stati Uniti ancora viventi: Carter, Bush padre e Bill Clinton (con accanto Hillary, futuro segretario di Stato), oltre a Bush figlio. Presenti anche gli ex vice presidenti: Al Gore, Dan Quayle e Walter Mondale. Il vice presidente uscente, Dick Cheney, era in sedia a rotelle: si è strappato un muscolo della schiena mentre spostava alcuni scatoloni nella sua nuova casa dove sta per trasferirsi.

DALLA CASA BIANCA - Dopo un caffè nel salotto Azzurro della Casa Bianca, Bush e Obama si erano diretti al Campidoglio salendo sulla stessa auto. Bush e Obama avevano salutato dal portico della Casa Bianca la folla assiepata oltre la cancellata della residenza presidenziale. I due sono poi giunti al Campidoglio poco dopo le 11 (le 17 in Italia). Il Mall era stracolmo di gente già dalle prime ore della mattina, le vie d'accesso sono state chiuse molto prima del previsto. Un centinaio di persone sono state colte da malore per il freddo: avevano passato la notte all'addiaccio e hanno dovuto essere curate per ipotermia.

ACCOLTO DAI BUSH - George W. Bush e la first lady Laura avevano offerto alla Casa Bianca la colazione agli Obama. Michelle Obama ha portato un pacchetto per Laura Bush, che l'ha accolta in tailleur grigio perla. Come hanno fatto i suoi predecessori, Bush ha lasciato una nota per il suo successore nel cassetto superiore della scrivania della sala Ovale. Bush era entrato per l’ultima volta nell’ufficio Ovale prima delle 7 (le 13 in Italia) e aveva parlato brevemente al telefono con il segretario di Stato Condoleezza Rice, il consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley e l’ex capo dello staff della Casa Bianca Andy Card.

NELLA CHIESA DEI PRESIDENTI - La giornata di Barack e Michelle era iniziata con la funzione religiosa alla chiesa di St. John’s, accanto alla Casa Bianca. Il presidente indossava un lungo cappotto nero, camicia bianca e cravatta rossa. La moglie Michelle aveva invece optato per un completo color oro di Isabel Toledo, stilista americana nata a Cuba, impreziosito da un tessuto damascato. Obama ha voluto così proseguire la tradizione iniziata da tempo recandosi nella chiesa di St. Johns, ribattezzata «la chiesa dei presidenti». 


De Nigris: Il coraggio della forma e il partito che non c’è
Lettera pubblicata dal Corriere del Mezzogiorno il 23 gennaio 2009

Caro Direttore,
lunedì sera ero al teatro Mediterraneo all’incontro con Walter Veltroni ed ero accanto alla “voce” che, nel “silenzio assordante”, espresso dal segretario, si è levata per chiedere “una linea” e parole che venissero dalla testa.
Toni Vosa con il suo grido ha dato voce a ciò che tutti noi gli trasmettevamo: “cosa sta dicendo? ci parla ancora della storia del PD? cosa vorrà dire?, quando finirà questo strazio?”. Dopo la “voce” che, non era solo un dissenso, ma era una esortazione a non deludere ancora una volta, ad esprimere qualcosa che avesse un senso politico e a comunicare finalmente la linea del partito, Walter Veltroni, ha avuto una piccola scossa, ha parlato genericamente di innovazione, ma poi è ricaduto in consuetudinarie argomentazioni.
Veltroni, che ha avuto coraggio a presentarsi di fronte ad una platea così numerosa, ha avuto purtroppo il coraggio di non dire nulla e di confermare che il partito non esiste e che il segretario vola distaccato dalla terra e dai simpatizzanti, che vive delle sue parole che rimangono vacue perché non trovano alcuna realizzazione.
Veltroni ci ha ricordato le primarie, ma cosa significano per lui?
Io sono stata eletta nella lista “I democratici per Enrico Letta”, abbiamo avuto un gran consenso, ma dopo le primarie non c’è stato alcun riscontro: l’innovazione di cui si parlava e in cui abbiamo creduto è rimasta nelle nostre speranze.
Anche il commissario Enrico Morando nei suoi incontri non ha pensato di convocare persone come me che essendo state elette, e non designate, potevano avere un maggiore polso della situazione mantenendo un contatto con il territorio.
Walter Veltroni parla molto dei circoli, dovrebbe anche sforzarsi ad analizzare e ad indagare seriamente sul tesseramento che in varie realtà desta forti dubbi e preoccupazione. Io per coerenza con le persone che mi hanno votata e con me stessa, non ho ritenuto di partecipare al rinnovamento del circolo di Chiaia e non ho preso la tessera del PD, in attesa che si possa creare qualcosa di positivo.
Veltroni cita spesso Obama, ma dal Presidente dovrebbe recepire il richiamo al senso di responsabilità e alla innovazione seria, che deve significare trasparenza, programmi, linee e fermezza, che vogliono dire fare un Partito. 


Siniscalchi (CSM), Intercettazioni. Il CSM con i pareri vuole evitare il “sonno della ragionevolezza”

La levata di scudi di parlamentari della maggioranza governativa contro il C.S.M. “reo” di avere emesso un parere sulla legge in tema di intercettazioni è un preoccupante indice del rifiuto di ogni dialogo interistituzionale anche nelle materie che incidono sugli ordinamenti processuali in maniera così vistosa. Il C.S.M. non sceglie di propria iniziativa di interloquire sui disegni di legge in corso ma ha il dovere di approfondire ogni legge che abbia riflessi sugli ordinamenti processuali e, comunque, su tutte le leggi che incidono sulla organizzazione delle attività giudiziarie, in modo particolare su quelle che devono applicare i giudici nell’esercizio delle loro funzioni. Sarebbe davvero strano che una legge sulle intercettazioni che incida in maniera così evidente sulle indagini per reati gravissimi contro la società, contro la persona o in tema di pubblica amministrazione e di economia e via dicendo, dovesse passare completamente esente delle doverose valutazioni da parte del C.S.M.
Questo sarebbe un bavaglio davvero inconcepibile ed anche dannoso per la corretta futura applicazione di una legge in corso d’esame. 
Un parere, come quello che ha redatto la Sesta Commissione e che verrà discusso in “Plenum” martedì prossimo non interferisce affatto nel libero esercizio della attività legislativa ma è utile al legislatore perché possa, se crede, rendersi conto delle criticità che alcune norme possono avere.
Nel caso della legge sulle intercettazioni il parere tecnico-giuridico su alcuni articoli esprime preoccupazioni fondate e che si collegano a quelle espresse dagli opinionisti più qualificati e dagli studiosi della materia processual- penalistica. La necessità di contenere gli eccessivi effetti invasivi nei confronti della “privacy” e della onorabilità delle persone è fuori discussione. Ma per far questo che senso ha procedere con una scure che annulla proprio il valore di ricerca della prova che la legge dovrebbe tutelare. 
Il presupposto dei “gravi indizi di colpevolezza” è davvero sconcertante perché le intercettazioni servono proprio ad individuare quegli indizi che evidentemente vengono alla luce non prima ma durante la effettuazione delle intercettazioni. 
Contenere il termine di effettuazione delle intercettazioni in 60 giorni significa interrompere lo svolgimento delle indagini proprio nel momento in cui, soprattutto nei reati permanenti, si stanno svolgendo attività preparatorie che poi si svilupperanno nel reato. 
Bloccare il pubblico ministero e la stessa attività di autorizzazione con meccanismi tortuosi destinati a frustrare queste attività significa rendere inutile l’attività di intercettazione. 
Il parere redatto dalla competente commissione del C.S.M. non è guidato assolutamente né da un principio politico né dalla volontà di rappresentare una “terza Camera” (come si ripete con un misero slogan) ma si ispira ad un principio di ragionevolezza che dovrebbe essere posto a base di ogni sistema normativo. Il parere prospetta tutti i motivi di critica non in modo dogmatico ma rappresentando tutti quelli che possono essere i risultati negativi di norme che non appaiono ispirate al principio di ragionevolezza. In altri termini lo sforzo che compie il C.S.M. è quello di evitare, lo dico con una parafrasi, un “sonno della ragionevolezza”.

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